Perché il gergo tecnico svuota i tuoi post LinkedIn (e come scrivere in modo che le persone leggano davvero)
di iPeople · il 30 maggio 2026
Il problema non è che scrivi troppo poco su LinkedIn. È che quando scrivi, la metà delle parole non dice niente.
“Synergy”, “paradigm shift”, “value-driven approach”, “best-in-class solution”. Li riconosci. Forse li usi anche tu, magari in inglese, perché sembrano più professionali. Eppure chiunque legga quelle parole smette di leggere esattamente lì. Non per pigrizia — per mancanza di significato. Il cervello si aspetta informazione, trova rumore, abbandona.
Il punto che quasi nessuno considera è questo: il jargon non è solo un problema di stile. È un problema di fiducia.
Cosa fa davvero il gergo tecnico al lettore
Quando scrivi “ho supportato il cliente in un percorso di change management” stai descrivendo qualcosa di reale. Ma chi legge non sa cosa hai fatto, quanto è durato, quali ostacoli hai trovato, cosa è cambiato. Ha solo una categoria astratta.
Le categorie astratte non generano interesse. Non fanno scattare l’identificazione. Non portano commenti.
Il meccanismo è semplice: il gergo crea distanza. Ti posiziona come esperto di un linguaggio, non come esperto di un problema. E su LinkedIn — dove la concorrenza per l’attenzione è brutale — chi capisce subito vince sempre su chi impressiona dopo.
C’è anche un secondo effetto, più sottile. Il jargon funziona come segnale di appartenenza all’interno di un gruppo ristretto, ma LinkedIn non è un convegno di settore. È un posto dove un direttore commerciale, un consulente HR, un imprenditore del manifatturiero e uno specialista IT leggono lo stesso feed. Se il tuo post è decifrabile solo da colleghi con il tuo stesso background, hai già perso il 90% delle persone che avrebbero potuto trovarlo interessante.
Come riconoscere il jargon nei tuoi testi
La regola pratica è questa: se una parola o una frase non ha un contrario chiaro, è probabile che sia gergo vuoto.
“Value-driven” — qual è il contrario? “Non guidato dal valore”? Nessuna azienda si descriverebbe così. Quindi la parola non distingue niente, non dice niente.
“Innovativo” — stesso discorso. Nessuno scrive “il nostro approccio è obsoleto e conservativo”. Quindi “innovativo” è rumore.
“Scalabile”, “agile”, “olistico”, “proattivo”: sottoponi ognuno di questi aggettivi al test del contrario. Se il contrario è assurdo o nessuno lo userebbe mai per descriversi, la parola non sta lavorando per te.
Un altro test utile è quello della sostituzione: togli la parola e riscrivi la frase con un verbo concreto o un numero. Se la frase migliora — o rimane uguale — la parola era superflua.
“Abbiamo implementato una soluzione scalabile” → “Abbiamo costruito un sistema che oggi gestisce 400.000 utenti, quando a gennaio erano 12.000.”
Stessa idea. Completamente diversa nella testa di chi legge.
I tre tipi di jargon che infestano LinkedIn
1. Il gergo da slide aziendale
Viene direttamente dalle presentazioni PowerPoint e dai comunicati stampa: “eccellenza operativa”, “trasformazione digitale”, “customer centricity”. Queste espressioni hanno un’origine precisa — nascono per rassicurare un consiglio di amministrazione, non per convincere un lettore.
Su LinkedIn suonano come una presentazione istituzionale. Nessuno commenta una presentazione istituzionale.
Cosa fare invece: racconta cosa hai fatto tu, in prima persona, con un dettaglio specifico. “Abbiamo ridotto i tempi di onboarding da 3 settimane a 4 giorni riscrivendo il processo di formazione” è diecimila volte più interessante di “abbiamo investito nella customer centricity”.
2. Il gergo da consulente
“Framework”, “deliverable”, “stakeholder alignment”, “go-to-market strategy”. Non è sbagliato usarli — sono parole precise in certi contesti. Il problema è usarli come sostituti di spiegazioni vere.
Se scrivi “ho definito un framework per l’allineamento degli stakeholder” senza dire qual era il problema, chi erano gli stakeholder, cosa non funzionava e cosa hai cambiato, stai descrivendo il tuo lavoro dall’esterno invece che dall’interno.
I post che funzionano su LinkedIn fanno esattamente il contrario: portano il lettore dentro la situazione.
3. Il gergo motivazionale
“Mindset di crescita”, “leadership autentica”, “visione ispirazionale”. Questo è il territorio più pericoloso, perché sembra contenuto di valore e invece è spesso il più vuoto.
Il test: dopo aver letto quella frase, il lettore sa fare qualcosa di diverso da prima? Ha capito qualcosa che non capiva? Ha visto un problema in modo nuovo?
Se la risposta è no, è gergo motivazionale. Suona bene, non dice niente.
Un metodo concreto per riscrivere
Prendi un tuo post recente. Cerchia ogni termine che appartiene a una di queste tre categorie. Poi, per ogni termine cerchiato, rispondi a questa domanda: cosa è successo davvero?
Non la categoria, non il concetto — l’evento specifico.
- Invece di “ho guidato un team attraverso un processo di change management” → “ho convinto 14 persone a cambiare il modo in cui gestiscono le offerte commerciali, dopo sei mesi in cui nessuno voleva sentirne parlare”
- Invece di “ho sviluppato una strategia di go-to-market innovativa” → “abbiamo deciso di non andare alle fiere e di concentrarci su 30 clienti target con outreach personalizzato: in 4 mesi abbiamo chiuso 8 contratti”
- Invece di “sono un leader con una forte visione” → “tengo una riunione di 20 minuti ogni lunedì mattina in cui l’unica domanda è: cosa sta bloccando il tuo lavoro questa settimana?”
Nota la differenza. Nel secondo caso c’è una decisione, un numero, una tensione, un risultato. Nel primo c’è solo una categoria.
Perché i professionisti esperti usano più gergo, non meno
C’è un paradosso che vale la pena nominare. Chi ha più esperienza tende a usare più jargon, non meno. Perché?
Perché il gergo è una scorciatoia cognitiva. Quando hai 20 anni di esperienza, “change management” racchiude per te una densità enorme di vissuto, metodologie, errori, apprendimenti. Ha significato. Il problema è che quel significato è solo tuo.
Per chi legge senza quel vissuto — e su LinkedIn la maggior parte dei tuoi lettori non ce l’ha — la parola rimane vuota.
La competenza vera si dimostra traducendo, non citando. Il professionista che riesce a spiegare un concetto complesso con parole semplici e un esempio preciso dimostra di capirlo davvero. Quello che usa il gergo dimostra solo che conosce il gergo.
Una cosa sola da fare domani
Prima di pubblicare il prossimo post, leggi ogni frase e chiediti: se mia sorella — o mio padre, o un amico che lavora in un settore completamente diverso — leggesse questa frase, capirebbe cosa è successo? Saprebbe visualizzarlo?
Se la risposta è no, riscrivi quella frase con un verbo d’azione, un numero, o un dettaglio concreto.
Non devi semplificare le idee. Devi renderle accessibili. Sono due cose diverse, e la seconda è molto più difficile.